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Giovanni della Casa (1503-1556) d’origine Toscana e probabilmente fiorentina, studiò a Bologna e a Firenze le materie letterarie per poi immergersi nella lettura dei classici latini. Nel 1532, intraprese a Roma la carriera ecclesiastica, diventando prima arcivescovo a Benevento e poi nunzio apostolico a Venezia, dove redasse l'introduzione dei tribunali dell'Inquisizione e approntò alcuni famosi processi.
Verso il 1540, ritiratosi nell’abbazia di Nervosa, sulle pendici della marca trevigiana, scrisse il “Galateo”. In questo libro assunse il ruolo di un pedagogo anzianotto illetterato e piuttosto ingenuo che, nel dissertare con un giovane allievo, dettava con aria sprovveduta, norme di etica, estetica e pedagogia. Il termine "galateo" deriva da Galeazzo (Galatheus) Florimonte, il vescovo di Nola che suggerì a Giovanni della Casa di scrivere il trattato. Grazie al successo straordinario della pubblicazione, "galateo" diverrà la parola usata per indicare un complesso di regole di buona creanza.
Riportiamo dal capitolo V°:
"...Dee adunque l'uomo costumato guardarsi di non ugnersi le dita sì che la tovagliuola ne rimanga imbrattata...I nobili servidori, i quali si essercitano nel servigio della tavola, non si deono per alcuna condizione grattare il capo né altrove dinanzi al loro signore quando e' mangia... Quando si favella con alcuno, non se gli dee l'uomo avicinare sì che se gli aliti nel viso..."
Riportiamo dal capitolo XIX°:
“Non istà bene grattarsi, sedendo a tavola…
Non istà medesimamente bene a fregarsi i denti con la tovagliuola, e meno col dito…
E chi porta legato al collo lo stuzzicadenti erra senza fallo...”
Il termine "galateo", quindi, deriva da Galeazzo (Galatheus) Florimonte, il vescovo di Nola che suggerì a Giovanni della Casa di scrivere il trattato. Grazie al successo straordinario della pubblicazione, "galateo" diverrà la parola usata per indicare un complesso di regole di buona creanza.
Creanza
L’insieme dei modi che, nei rapporti con gli altri, si convengono a persona bene educata.
In frasi familiari:
• bella creanza;
• dove hai imparato la creanza;
• gl’insegnerò io la creanza;
• Boccone della creanza o creanza dei contadini, il boccone che si lascia nel piatto per far vedere che il pranzo è stato sufficiente.
‘A Creanza d’ ’o scarparo-
‘O Muorz d’’a creanza.

Cos’è il morso della "creanza"?
E’ l’ultimo boccone quello che i ragazzi lasciano nel piatto, al termine di ogni portata.
Ma la sua origine è quanto mai strana, infatti, secondo la leggenda, sarebbe definito il morso dello "scarparo". Un ciabattino, invitato a pranzo da persone di condizione sociale superiore, non volendo fare la figura dell’affamato, consumando l’intera portata che gli veniva servita; pertanto, egli divorava, con avidità, il contenuto dei piatti, ma giunto all’ultima forchettata,.. frenava bruscamente la sua fame, lasciando nel piatto la traccia del proprio orgoglio.
'A lira fa 'o ricco,
'a crianza fa 'o signore.
Trad. letterale: La lira fa il ricco, la creanza fa il signore.
Il galateo è anche la cura dei particolari nell’accogliere l’astante di presentare con stile e eleganza l’evento da ricordare. L’Arcadia Restaurant Park ti travolge nella sua atmosfera magica e gli Operatori di Sala ti conducono con professionalità nel magico mondo di Lucullo. Lucullo è passato alla storia soprattutto per la sua grande passione verso il cibo e l'arte del banchettare. Ancora oggi ad un pasto particolarmente ricco e abbondante viene assegnata la definizione di pranzo "luculliano", in ricordo dei banchetti fastosi con cui il ricchissimo aristocratico intratteneva i suoi amici.


Antonio Faracca

 

IL GALATEO

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TAGLIATA DI FRUTTA

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CURA DEI PARTICOLI CON SCOLPITURA DI ANGURIA

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AFTER DINNER CON RUM E SIGARI

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