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Uno scenario paradisiaco ti travolge e ti conduce con mano nel magico mondo dell'eden Arcadia. Ogni tuo momento da ricordare è realizzato con cura e professionalità in una scenografia unica e da sogno. Queste immagini ti presentano alcuni momenti di un evento nuziale dove ogni particolare è curato. Professionalità, eleganza, qualità nel servizio e una gastronomia prelibata sono gli ingredienti giusti per il tuo evento da ricordare. Non esitare vienici a trovare.

Quando è nato il matrimonio?

Mancano documentazioni paleoetnologiche che permettano di risalire alle origini dell'istituzione del matrimonio. Tuttavia, poiché tutte le popolazioni oggi note, comprese le più primitive, usano il matrimonio come legame socialmente riconosciuto tra individui, si può dire che esso è un’istituzione universale comune a tutti i popoli e a qualsiasi livello di civiltà. 


CONTRATTO D'ACQUISTO. Nel codice di Hammurabi, che regnò in Mesopotamia dal 1792 al 1750 a. C., è scritto che il matrimonio è valido se c’è un contratto scritto, con il quale l’uomo compra la moglie. Con diverse varianti, questa caratteristica è presente in tutte le società primitive: il matrimonio comporta il passaggio di una persona da un gruppo sociale all’altro e la prole apparterrà socialmente a uno solo dei due coniugi. Per questo sono necessari accordi e compensazioni tra le famiglie degli sposi. Di norma c’è un pagamento in bestiame, attrezzi, denaro alla famiglia di lei, oppure servizi (il genero coltiva il campo del suocero). Presso alcune popolazioni africane esiste il conguaglio sociale: due fratelli si scambiano reciprocamente le sorelle.

fonte: FOCUS.IT

MATRIMONI DA RICCHI. Dei tre tipi possibili di matrimonio, monogamia, poliginia (un marito con più mogli) e poliandria (una donna con più mariti), il primo è il più diffuso. Nell’antico Egitto solo alle caste più elevate era consentita la poliginia e nel codice di Hammurabi era consentita solo se la prima moglie era sterile. In Grecia c’era molta differenza di età tra gli sposi: Aristotele consigliava il matrimonio a 18 anni per la donna e a 37 per l’uomo. Il diritto romano assoggettava la donna alla potestà del marito.

EVENTO 2018

 

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In prossimità delle festività pasquali, i protagonisti assoluti della tradizione culinaria napoletana sono: la pastiera, il casatiello e il tortano con profumi unici che colorano di festa e di gioia, le case dei napoletani che diventano dei veri e propri laboratori di cucina.

Le origini del casatiello vanno ricercate in quelle del pane perché di pane si tratta, un pane saporosissimo e molto ricco, ma sempre pane. Grazie ai Greci la storia del pane entrò a far parte nella storia della gastronomia e non solo di quella dell’alimentazione. Essi per primi conobbero l’arte della macinazione e della setacciatura per liberare i chicchi di cereali dalle bucce, separarli dalle impurità e per ottenere farine più o meno bianche secondo l’uso cui erano destinate, preparando farine da tutti i cereali conosciuti: orzo, segale, avena, farro e frumento che era il più pregiato. Il loro grande forno per fare il pane, risalente al VI sec. a.C. è press’a poco simile a quello in uso ancora oggi.

Napoli, com’è noto, sorta come città greca riuscì a mantenersi tale anche quando, alleatasi con Roma, entrò in contatto con quella civiltà. Le due popolazioni coesisterono amichevolmente, né Roma tentò mai di colonizzare Napoli imponendo le sue leggi ed usanze. Gli oschi o osci, abitanti di numerose città della Campania nei dintorni di Napoli, tra cui Capua, Nocera, Pompei, Stabia, Ercolano, Acerra, Atella sulle cui rovine è sorta S.Arpino, Pozzuoli ed altre, furono intimamente legati con Napoli e furono esposti a tutte le influenze della cultura greca; in cambio sono stati anche intermediari della cultura greca di Napoli rispetto ai Romani. Possiamo immaginare che l’abilità greca nel panificare sia stata appresa dalle città osche per la vicinanza con Napoli. Pani speciali arricchiti erano confezionati come offerte sacrificali alle divinità in occasioni di feste propiziatorie. E’ probabile che per il ritorno della Primavera si preparasse nelle città campane un pane confezionato con gli ingredienti caratteristici che simboleggiano il risveglio della natura: uova, grano e formaggio e che da quest’ultimo – caseus – ne prendesse il nome caseata (si presuppone sia un participio passato, caseata placenta; placenta era termine generico per ogni sorta di dolci, dal greco plakous – ountos all’acc.). Il termine napoletano casatiello è un diminutivo. Che a Napoli e più genericamente in Campania, pastiera e casatiello caratterizzassero le celebrazioni conviviali della Pasqua è documentato sin dal 1500 nell’opera di Giovanni Battista Del Tufo “Ritratto o modello delle grandezze, delitie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”. Fin quando per le strade di Napoli sono esistiti i venditori ambulanti di cibi già pronti, il ccasatielllo era venduto all’alba quando gli operai si recavano al lavoro. E per annunziarsi così risuonava la voce del venditore:

“Ncopp ‘ a o casatielllo n’ciazzezza o bicchiariello”.

Esiste anche una antica filastrocca popolare al riguardo che recita così:

Sotto a lu panne l’aggio astipate

Si no’ lo fridde lo ffa jelare.

Curre guaglione, viene a mmagnare

Si ‘o vuò cchiù tarde sto a arrecettà.

Chiste stanotte l’aggio ‘mpastate,

so frische frische, teh! Guarda ccà

so calde e cuotte, viene a scialà.

Nella tradizione di Napoli e dintorni fino alla seconda guerra mondiale, per la Pasqua vi era l’usanza tra fidanzati di scambiarsi un dono gastronomico come simbolo e pegno d’amore, lui offriva un uovo di cioccolato e fiori e lei ricambiava con un casatiello.

Come si prepara il casatielo? La ricetta del casatiello, è uguale a quella del tortano, solo che le uova invece di essere sode e messe all'interno a pezzettini, vengono messe sopra crude e fermate da striscioline di pasta messe a croce sull'uovo. Stemperate il lievito in acqua tiepida (che non sia troppo calda), impasta telo con un pochino di farina, fatene un panetto e lasciatelo crescere pel una mezz'ora, coperto. Disponete la farina a fontana, ponetevi al centro lo strutto, il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il parmigiano e, aiutandovi con acqua tiepida, mescolate tutto fino a ottenere una pasta morbida che lavorerete con forza pei una diecina di minuti battendola sul tavolo. Fatela poi crescere in una terrina coperta, in luogo tiepido, per un paio d'ore o fin quando la pasta avrà raddoppiato di volume. Tagliate tutti i formaggi e il sa lame a dadini e le uova in sei spicchi ognuno. Mescolate tutto meno le uova. Quando la pasta sarà cresciuta, staccatene una pagnottella e tenetela da parte. Battete tutto l'impasto rimanente con le mani e stendetela allo spessore di un centimetro. Disponete su tutta la superficie, uniformemente, il ripieno, e arrotolate con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile. Ungete di strutto uno stampo largo col buco centrale; disponetevi il roto lo di pasta a ciambella, unendone bene le estremità e rimettetelo a cresce re in luogo tiepido coprendolo con un panno. Quando il casatiello avrà lievitato (accorreranno almeno due ore), disponete le 5 uova su di esso a intervalli regolari, e fermatele con delle striscioline incrociate fatte cono la pasta che avete tenuto da parte. Infine infornatelo a forno moderato per un'ora e sformatelo quando sarà freddo. Il casatiello, è ottimo sia caldo che freddo. Osservazioni: alle volte, quando nella pasta ci sono grassi e ripieno, la lievitatura tarda a verificarsi; sarebbe quindi opportuno, per non avere sor prese, fare la pasta il giorno precedente a quello in cui verrà consumato.

Antonio Faracca Responsabile FIB Campania

 

PASQUA 2018

 

 

 

 

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La Federazione Italiana Barman ha promosso il concorso dell'anno KING 2018. King 2018 Italian Master Class è la prima edizione di un premio dedicato al buon bere made in Italy organizzato da FIB.
Una grande serata-evento per fare festa insieme, in compagnia dei più stimati professionisti italiani, dei protagonisti di Bar, Pasticcerie, Ristoranti e di tutti i Locali di successo sul territorio italiano ed estero, dei più influenti opinion leader e dei manager delle aziende più innovative del vasto mondo del food & beverage. Mercoledì 28 febbraio al Tirreno CT la Federazione Italiana Barman ha ufficializzato i risultati del King 2018.
L'ARCADIA SALE SUL PODIO AL SECONDO POSTO NELLA CATEGORIA MIGLIOR LOCALI/BIRRERIA E PUB.
AD MAIORA

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Un dolce tipico del carnevale sono le chiacchere fritte o al forno si presentano nella sua forma originale con una bordura a zig zag dal gusto armonico e friabile accompagnate dal sanguinaccio. Questo dolce tipico carnevalesco del martedì grasso a Napoli, come racconta la repubblica.it, cela una sua leggenda legata alla sovrana Margherita di Savoia che, durante una lunga chiacchierata con la sua corte, si racconta, disse di avere molta fama e chiese al cuoco di corte un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti. Lui inventò le chiacchiere -nome nato per ispirarsi alla particolare situazione conviviale da cui era scaturita la richiesta della sovrana -: un dolce semplice da replicare e gustoso senza essere pesante. Perfetto da mangiare, insomma, "tra una chiacchiera e l'altra".

Per conoscere la sua storia vi segnalo la trattazione della cucina italiana.it.

Le origini risalgono, infatti, a quando nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, una festa molto simile al Carnevale odierno. Durante questo periodo di banchetti e feste popolari, in cui tutti i canoni sociali venivano ribaltati, uno dei simboli d’eccesso erano le frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla fra le strade della città. Apicio, uno dei più raffinati buongustai dei tempi antichi, descrive così la preparazione delle chiacchiere nel suo “De re coquinaria”: “Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele”.

In ogni regione questo tipico dolce prende un suo nome.

Chiacchiere: è il nome più comune in alcune zone dell'Umbria, basso Lazio, una parte dell'Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia (le Chiacchiere di Carnevale Siciliane), ma anche a nell'Emilia settentrionale, a Milano e in alcune zone della Sardegna (note come Chiacchiere sarde)

Bugie in Liguria e Piemonte

Sfrappe nelle Marche

Cioffe in Abruzzo (alcuni le chiamano semplicemente Chiacchiere Abruzzesi)

Frappe a Roma e dintorni

Sfrappole a Bologna

Cróstoli (cróstui) o gròstoi in Trentino e Venezia Giulia

Maraviglias in Sardegna

Risòle in Piemonte

Strufoli in Maremma Toscana, se ricoperte di miele prendono il nome di melatelli

Cunchielli in alcune zone del Molise

Fiocchetti (perché le strisce formano un fiocco) sulle coste dell'Emilia Romagna

Galani (nella zona tra Verona, Padova e Venezia)

Gale (o Gali) a Vercelli e Novara

Lattughe in provincia di Brescia e di Mantova

Come servirle? Per ogni commensale una piatto da dessert con frangino e una cocottina con il sanguinaccio e un cucchiaino da cappuccino grande, al centro tavola un piatto di portate con le chiacchiere. Il commensale prende le chiacchiere e accompagna il sanguinaccio. In abbinamento potremmo servire del Rum invecchiato, Moscato D’Asti, Passito di Pantelleria o uno Sciacchetrà delle Cinque Terre.

Antonio Faracca

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L'Arcadia Restaurant Park ha promosso il convegno la “Festa della Melannurca”, manifestazione dedicata alla promozione di uno dei prodotti agricoli che caratterizzano la città di Quarto e l’area flegrea: la melannurca. L’obiettivo è creare a Quarto una filiera corta per consentire ai produttori locali di vendere i frutti direttamente ai ristoratori locali e fare in modo che questi ultimi possano offrire ai consumatori un prodotto a Km0, certificato e tipico. Presente all'evento il fiduciario della Federazione Italiana Barman Antonio Faracca, il vice fiduciario Salvatore Di Iorio e due allievi dell'I.P.S.E.O.A.. "G. Rossini" Mele Alessandro Isidoro e Giordano Luigi. Il fiduciario della FIB Antonio Faracca ha preparato un cocktail di fantasia pre dinner: MALA ORCULA

Luogo di origine sarebbe l'agro puteolano, come si desume dal Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Proprio per la provenienza da Pozzuoli, dove è presente il lago di Averno, sede degli Inferi, Plinio la chiama "Mala Orcula" in quanto prodotta intorno all'Orco (gli Inferi).

2 cl Vodka

1 cl Helios Liquore alla Mela

0,5 cl Cointreau

0,5 cl Vermouth dry 

1 cl Aperol

2 cl Falanghina dei Campi Flegrei

0,5 gr Zenzero e 0,5 gr di Cannella Melograno e Mela Annurca

Mettere a macerare nella vodka la mela annurca; il melograno; lo zenzero e la cannella. Con la tecnica del double strain si filtra il tutto e si procedono con gli altri ingredienti. Si versa nella flute e si completa con la Falanghina dei Campi Flegrei.

Al convegno hanno partecipato: Franca Baiano (Pro Loco Quarto), Lina Bancale (Pro loco Quarto Santa Maria), Ciro Biondi (giornalista), Rosario Mattera (founder Malazè), Restituta Somma (fiduciaria condotta Slow Food dei Campi Flegrei), Marco Giglio (archeologo, Università di Bologna), Mimmo Tiseo (medico, docente Federico II di Napoli), Ciro Verde (Consorzio tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri), Fabio Cutolo (scrittore), Antonio Faracca (Formatore Fib), Raffele De Rosa (agronomo), Mauro Scarpitti (assessore al turismo del Comune di Quarto), Rosa Capuozzo (sindaco di Quarto). Saranno presenti i coltivatori di mele di Quarto. Il convegno ha visto la partecipazione straordinaria dello chef stellato Paolo Gramaglia e lo chef Nino Cannavale, ambasciatore della Melannurca nel mondo. Il secondo momento della serata è caratterizzato dall’assaggio di piatti – dal primo al dolce – a base di Melannurca. Partecipano i seguenti chef di ristoranti di Quarto o di origine quartese: 1. Nicola D’Ambrosio e Luciano De Vincenzo (Villa Posillipo, Pozzuoli) che presenteranno la “Regina di Quarto”, Cheescake alla Melannurca con Mozzarella di Bufala Campana Dop”; 2. Angelo Carannante (Caracol, Bacoli) con “crema bruciata al caciocavallo Chutneydi melannurca, sedano e aceto di lamponi”; 3. Dario De Gaetano (la Fescina Nuova Hosteria Flegrea, Quarto) con “lingua di manzo arrostita alla Melannurca con insalata di sedano”; 4. Marco Quintili (Quintili Pizza Food, Roma) e Vincenzo Passaro (Le Garcon di Quarto) con la pizza alla Melannurca “La Bella di Quarto”; 5. Vincenzo Varriale (Casale Michelangelo, Quarto) con “rolatina di coniglio glassata con sfoglia su vellutata di Melannurca”; 6. Raffaele Fabozzi (L’Arcadia Restaurant Park, Quarto) con “maialino alla Melannurca”; 7. Filippo Del Giudice (Saint Mary, Quarto) con “sorbetto alla Melannurca”; 8. Michele Casolare (IV Miglio, Quarto) con “calamari alla falanghina con Melannurca”; 9. Giuseppe De Rosa (Gelatercon ia De Rosa, Quarto) con “profittelores alla Melannurca”; 10. Tina Caione (insegnante cake design) con “Delizia quartese”; 11. Giuseppe De Rosa (Bar Reder) “pasticciato alla Melannurca”; 12. Bar Di Marino di Giugliano con “caffè alla Melannurca”, 13. Murano con “Dolcezze di Quarto” Parteciperà la chef emergente Melania Panariello.

Antonio Faracca

MELA ANNURCA

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Sul quotidiano il ROMA nella rubrica: " I PERSONAGGI DEL ROMA" curata dal giornalista Mimmo Sica, è pubblicata l'intervista al General Manager dell'Arcadia Restaurant Park Michele Orlando. In questa intervista è possibile conoscere una persona che con la determinazione e lo spirito imprenditoriale è passato da "chianchiere" a gestore dell'Arcadia. Il giornalista Mimmo Sica usa una bella espressione napoletana "chianchiere" che era il macellaio. Vendeva carne fresca appena macellate nella sua bottega con lame di vario tipo su di un bancone molto spazioso detto ‘a chianchia, da cui prende il nome il mestiere stesso. Una volta ottenuti dei pezzi più piccoli ed eliminato il grasso eccessivo, questi venivano esposti appesi a dei ganci o su dei grandi piatti di acciaio per attrarre i clienti. Il chianchiere, inoltre, produceva le cosiddette vessiche ‘e ‘zogna (vesciche di sugna): appena macellato un maiale, il grasso veniva fatto liquefare in una pentola facendolo diventare strutto (sugna) e, poi, fatto raffreddare all’interno di vasi di terracotta, detti vesciche, ed esposte nel negozio. In questo procedimento, oltre alla sugna, si ottenevano dei residui detti ‘e cicule (i ciccioli) che venivano utilizzati per farcire tortani, casatielli, taralli, ecc… 

Michele nel 1986 apre una macelleria "chianca" a Quarto dove ora lavora il fratello. Nel 1994, a causa della mucca pazza, Michele si accorse che la "chianca”, stava attraversando un momento di crisi e così si mise in cerca di un'attività lavorativa e l'idea fu quella di aprire un pub e poi………… vi invito a leggere l'articolo.

Quest'articolo è anche una motivazione per molti giovani imprenditori che non devono mollare mai e avere la determinazione e il credo di rimettersi in gioco. Michele Orlando è una testimonianza tangibile.

Antonio Faracca

IL PERSONAGGIO

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L’Arcadia Restaurant Park amplia i suoi servizi con l’allestimento di un’aerea giochi che allieterà i momenti ludici dei bambini che si trovano con i genitori a festeggiare i loro momenti da ricordare. L’Eden Arcadia da un idea del proprietario Michele Orlando, pensando ai bambini presenti le domeniche e negli eventi con i loro genitori, ha ideato uno spazio ludico installando dei giochi playground a tema. Il termine Playground è comunemente associato in italiano alle aree gioco anche se in realtà in inglese significa “campo da gioco” o "parco giochi".
I playground sono in sintesi strutture giochi percorsi labirinti ad ostacoli per bambini, contenenti all'interno una serie di svariati accessori per il divertimento dei bambini. In queste foto potete vedere in anteprima l’area giochi allestita che è pronto ad accogliere e far divertire i vostri figli.

 

AREA GIOCHI

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NOTE STORICHE
Il Mausoleo di Quarto, chiamato la “Fescina” è una di quelle rovine archeologiche più antiche e preziose della zona, ancora troppo poco conosciuta. Si trova a Quarto flegreo, a nord ovest di Napoli, nella zona detta anche “Piana di Quarto”, data la depressione del sottosuolo che la caratterizza. E’ circondata da molteplici colline e la sua attività vulcanica è altamente esplosiva, infatti Quarto di Napoli è il più grande cratere spento dei Campi Flegrei. Proprio qui, in questa “conca periferica” nascosto tra l’erba alta, e parte della più grande area preistorica della zona, sorge il complesso del Mausoleo Romano, chiamato “Fescina”, un particolarissimo monumento funebre di età romana, tra i più misteriosi dell’archeologia! Il mausoleo di cui stiamo parlando ha caratteristiche uniche nel suo genere, si presenta come una struttura a cuspide piramidale delimitata da una recinzione molto bassa in opus reticolatum. Continuando il nostro percorso attraverso un varco alle spalle del monumento è possibile rilevare molte tracce di incinerazioni, urne, anfore e tombe, che provano sicuramente la continuità d’uso della necropoli fino almeno ad epoca tarda. Altra caratteristica unica di “Fescina” era l’uso di questi spazi recintati, essi furono propriamente chiamati ustrinae, perché destinati soprattutto e quasi esclusivamente alla cremazione dei defunti.
Il 3 luglio, nel Piazzale Europa allestita per l'occasione come un grand Hotel, arriva la tanto attesa quinta edizione del premio "La Fescina", la kermesse di Quarto che dopo anni di riposo ritorna in auge tra gli appuntamenti più importanti dello spettacolo campano e nazionale. L'idea, nel che nel lontano 1995 fu di Umberto Milazzo e Ugo Autuori, prende spunto dal masuleo quartese e quest'anno è un gran gala televisivo che è stato condotto da Lisa Torrisi e Claudio Lippi. L'impegno dell'assessorato alla cultura dell'Amministrazione di Quarto e della locale Pro Loco, presieduta dall'avvocato Franca Baiano, ha fatto sì che giungesse questa annunciata super edizione con un parterre di ospiti di grande rilevanza. L'Arcadia Restaurant Park ha curato l'allestimento del servizio banqueting trasformando piazzale Europa in una sala ristorante a cinque stelle. La professionalità; la cura dei particolari del team Arcadia con l'attenta regia di Michele Orlando sono stati gli elenenti di successi con il riconoscimenti di un parterre de rois. La serata, condotta da Claudio Lippi con l'elegante Lisa Torrisi, ha visto in palcoscenico grandi nomi come Maurizio Mattioli, Gianfranco D'Angelo e Gigi e Ross. Toccante l'intervento di Eva Grimaldi che ha voluto dedicare il premio da lei ricevuto alla scomparsa di Paolo Villaggio e così ricordarlo in un corale applauso. Musica e moda hanno colorato la notte quartese che ha visto gremita in ogni ordine di posti la piazza Europa allestita per l'occasione in un grande ristorante all'aperto con la magistrale cucina del park restaurant Arcadia. Presenti Samantha De Grenet, Linda D, Rosario Mallardo e gli acclamatissimi Fratelli di Caserta I desideri. Altri premiati della serata, con la regia di Walter Bisogni, Umberto Milazzo, Enrico Porzio, Monica Sarnelli. Moda in passerella dello stilista Mimmo Tuccillo e la linea beachwear di Tequiero Mucho.
                                                                                                                                                                    Antonio Faracca

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L'ARCADIA RESTAURANT PARK OSPITA L'EVENTO "PIZZA MARGHERITA.

Il Birrificio Alkimia è sponsor di Pizza Margherita, un'iniziativa del quotidiano Roma - Il Giornale di Napoli che per due mesi vedrà 60 pizzerie in gara. Ogni giorno sul Roma la presentazione di un pizzaiolo. I lettori potranno votare la loro pizza preferita. A settembre i dieci pizzaioli più votati si sfideranno nell'esclusiva location dell'Arcadia Restaurant Resort Park Arcadia Ristorante L'Arcadia Restaurant Park Arcadia Restaurant Lounge Bar davanti ad una giuria di qualità. Le pizze saranno abbinate alle nostre birre Alkimia.

 

Pizza: rappresentazione della napoletanità.

La pizza, ha origini antichissime, addirittura qualcuno dice nell’era degli Etruschi. Naturalmente era qualcosa che vagamente aveva la forma e le sembianze della pizza di oggi.

Il termine pizza deriverebbe da “pinsa”, participio passato del verbo latino “pinsare”, che significa pestare, schiacciare, il nome verrebbe quindi dalla forma. La voce è attestata prima dell'anno mille, come "pizza de pane", quindi citata da autori cinquecenteschi come una focaccia che accompagnava carni e altre vivande, eventualmente condita con mostacciuoli.

La storia della pizza nasce a Napoli, splendida capitale del Regno spagnolo, dove è di casa già dal Seicento. Era ancora senza pomodoro, “bianca”, condita solo con aglio, strutto e sale grosso nella versione più economica, o con caciocavallo e basilico nella più ricca “mastunicola”; n’esistevano anche, il che non stupisce, prime versioni “alla marinara”.

 È però nel corso del Settecento, quando il pomodoro entra trionfalmente nella cucina campana (e in parte italiana), che nella città dei Borbone la pizza s’impone, in una forma sempre più vicina a quella che conosciamo, per diventare in breve uno dei piatti preferiti dal popolo e non solo.
Sembra, infatti, che Ferdinando I di Borbone, amante dei cibi semplici, assaggiasse le pizze della bottega di Antonio Testa detto n’Tuono e se ne appassionasse talmente da tentare, invano (per l’opposizione della consorte Maria Carolina d’Austria), di farle inserire nell’elenco delle vivande ufficiali di corte. Insieme alla pizza si definiscono i modi e i luoghi per mangiarla, il che riporta alle autentiche radici popolari e “sociali” di questo cibo.

Nel Settecento a Napoli la pizza si mangia soprattutto per strada ed è preparata da umili venditori per una clientela altrettanto umile. Ha vantaggi insuperabili: è nutriente, appetitosa, costa poco per chi la vende e per chi la compra ed è pratica, rimanendo gradevolmente calda senza scottare, piegata in quattro “a libretto”.

Dalla circa la metà del Settecento, la pizza è poi cucinata nei forni a legna delle botteghe (che spesso fungono anche da abitazione) e venduta in banchi all’aperto o lungo le strade e i vicoli della città. Un garzone porta in equilibrio sulla testa la “stufa” in cui stanno in caldo le pizze e le consegna direttamente ai clienti “a domicilio”, in casa o per strada, preannunciandosi con chiassosi e inequivocabili richiami. E’ a cavallo fra settecento e ottocento che comincia ad affermarsi l’usanza di mangiare la pizza oltre che a casa o per strada, anche presso i forni in cui è preparata. E’ la nascita e la diffusione in Campania della pizzeria nella forma che conosciamo, con i suoi inconfondibili caratteri fisici e “ambientali”. Il forno a legna, il bancone di marmo dove è preparata la pizza con gli ingredienti per la farcitura in bella mostra, i tavoli dove i clienti la gustano, l’esposizione esterna delle pizze da vendere ai passanti.

Alessandro Dumas, nel corso di una serie di scritti di viaggio, una sorta de servizi di inviato speciale, raccolti nel "Corricolo". Dumas mise insieme, sulla pizza, osservazioni acute e informazioni cervellotiche.

Scrisse, ad esempio che "la pizza e' una specie di stiacciata come se ne fanno a St. Denis: e' di forma rotonda, e si lavora con la stessa pasta del pane. A prima vista e' un cibo semplice: sottoposta a esame, apparirà un cibo complicato". Aveva ragione, e quel riferimento alle schiacciate di St. Denis ci conferma che una sorta di pizza e' cibo universale...........

Dal film di Vittorio De Sica "L'Oro di Napoli", del 1954, si può osservare come già in tempi lontani la pizza era concepita come un odierno fast food, tanto che in un'insegna dell'epoca era scritto "Mangiate oggi e pagate fra otto giorni". Allora pizza voleva dire Napoli, oggi la pizza è di più: pizza è ormai il mondo intero.


Gli egiziani inventarono il forno, che era a forma di cono.

Il fuoco si metteva dentro, fuori si appiccicavano letteralmente i panetti: quando cadevano voleva dire che erano cotti da una parte, ma venivano riappiccicati dall'altra per completare la cottura. Solo in un secondo tempo venne l'idea di dividere in due il forno per mettere sotto il fuoco e sopra, per cuocere, le schiacciate di pasta e acqua lievitate.

La pizza, quindi, è un’espressione del folclore di Napoli che cela tradizioni antiche ma ancora vive nei luoghi storici della napoletanità, un tesoro dal valore inestimabile che va custodito con dovuta considerazione. La manipolazione della pasta per le pizze è un’arte che ha un protagonista senza uguali: il pizzaiolo. In Italia sono ben 70.000 i pizzaioli, ma per la nostra legge questa figura non è riconosciuta con una qualifica né contrattuale né professionale. Nei contratti d’assunzione i pizzaioli sono indicati come cuochi, o aiuto-cuochi.

Va rilevato, infine, che la Comunità Economica Europea individua nella formazione professionale una delle leve fondamentali per il rafforzamento dell'accusabilità dei propri residenti e, più in generale, per lo sviluppo dell'incontro tra domanda ed offerta di lavoro. 

Antonio Faracca

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L'Eden Arcadia è un magico paradiso che ti travolge da subito in una scenografia unica e suggestiva. Lontano dal caos della città l'Eden Arcadia con un prato di erba verdissima e ben curato con alberi splendidi il valore aggiunto dell'Arcadia Restaurant Park.

Location ristrutturata con una sala ristorante ridisegnata in una stile moderno dove ogni particolare è stato curato. La struttura offre ai suoi astanti varie proposte di eventi: festa di laurea, matrimonio, prima comunione, meeting e convention, incontri gastronomici, business lunch ecc.

Addio quindi agli alveari della città e via libera a una varietà infinita di situazioni: dal ristorante semplice e accogliente, alle suggestive grotte dell'ultima guerra.

Quindi per il tuo matrimonio da sogno non esitare a visitare l’Arcadia Restaurant Park.  L'ospitalità, la cortesia, la cura dei particolari,  una cucina tipica Campana e un personale altamente qualificato creano un mix perfetto per i tuoi giorni da ricordare. 

 

 

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