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Nella splendida e suggestiva location dell’Arcadia Restaurant Park si è tenuto al seconda edizione della Mela Annurca IGP promossa dalla Pro Loco Quarto flegreo Santa Maria e Pro Loco Quarto.
L'Indicazione geografica protetta "Melannurca Campana" si riferisce ad una delle varietà italiane di melo più conosciute e più apprezzate in assoluto dai consumatori: l'Annurca. La zona di produzione della Melannurca Campana IGP comprende 137 comuni appartenenti a tutte province campane. La “Melannurca” è l’unica mela al mondo che matura due volte, prima sull’albero e poi a terra, arrossando al sole sui cosiddetti melai o “pòrche”, attraverso un lavoro manuale. 
Dopo il successo dello scorso anno, riscontro di pubblico e di comunicazione, gli organizzatori hanno deciso di organizzare con grande richiesta degli operatori una seconda edizione. 
La manifestazione ha tra le finalità la promozione di uno dei prodotti agricoli che caratterizzano la città di Quarto e l’area flegrea: la Melannurca. L’obiettivo è creare una filiera corta. Questo per consentire ai produttori locali di vendere ad un prezzo adeguato i frutti dei meleti e ai ristoratori locali di offrire ai consumatori un prodotto a Km0, certificato e tipico. Obiettivo di lungo termine è di individuare nella Melannurca l’elemento trainante della economia agricola-ristorativa e della piccola industria alimentare locale. Il convegno, moderato dal giornalista Ciro Biondi, è iniziato con i saluti di Franca Baiano presidente Pro loco Quarto e Lina Bancale, presidente Pro loco Quarto Flegreo Santa Maria per poi proseguire Domenico Pianese (consigliere Consorzio Melannurca Campana Igp), Ernesto Colutta (fattoria didattica Il Giardino dell'Orco del lago d'Averno), Giovanni Tammaro (presidente Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo), Generoso Colandrea (Azienda Agricola Kilometro 0 Flegreo di Monte di Procida), Valerio Chiocca (progetto Mac - Monterusciello Agro City di Pozzuoli), Antonio Faracca (formatore FIB). Conclusioni di Antonio Sabino, sindaco di Quarto e Francesco Alfieri, consigliere del Presidente della Regione Campania per i temi attinenti l'Agricoltura, le Foreste, la Caccia e la Pesca. Ultimato il convegno gli ospiti hanno degustato le varie leccornie con la mela annurca preparate dai seguenti ristoratori: De Gaetano (La Fescina Nuova Hostaria Flegrea di Quarto), Nicola D’Ambrosio e Luciano De Vincenzo (Villa Posillipo di Pozzuoli), Enzo Varriale (Tenuta Michelangelo di Quarto), Raffaele Fabozzi (L’Arcadia Restaurant Park di Quarto), Salvatore Mormone (Il Rusticano di Quarto), Benedetto Esposito (Ristorante Anytime by Tifeo Food Drink di Pozzuoli), Crescenzo Capuozzo (Ristorante Il Piccantino di Quarto), Giuseppe De Rosa e Angelo Napoli (Bar Pasticceria Reder di Quarto), Marco Avallone (Bar Pasticceria Avallone di Quarto), Filippo Del Giudice (Bar Pasticceria Saint Mary di Quarto), Rosmunda Cristiano (pasticcere), Tina Caione e Francesca Loffredo (insegnanti di Cake Design). Momento di show cooking curato da Angelo Carannante, chef del ristorante Caracol di Bacoli che di recente ha ricevuto il riconoscimento della Stella Michelin.
L’evento ha goduto del patrocinio morale della Regione Campania, del Comune di Quarto e del Consorzio Melannurca Campana IGP.
La Federazione Italiana Barman Accademy Campania rappresentata dal Professor Antonio Faracca, Mele Alessandro Isidoro, Michele Orlando, Salvatore Di Iorio hanno proposto per l’occasione un cocktail fancy con ingrediente base la Mela Annurca IGP. La preparazione del cocktail cup si prepara: 
Nome: Esmeralda
Categoria: after dinner
2 cl Gin
1 cl liquore alla menta bianca
1 cl granatina
2 cl liquore alla mela annurca Helios
7 cl Succo di Mela Annurca
2 cl Asti Cinzano
Procedimento: si lascia macerare per qualche ora le lamelle di mele con il gin e il liquore alla menta bianca, foglie di menta, liquore alla mela annurca Helios, succo di mela annurca. Si completa con l’Asti Cinzano. Si serve in una flute con un bottone di sciroppo di granatina.
L’Accademy FIB Campania si complimenta con gli organizzatori per la splendida serata di elevata cultura enogastronomia. Si ringrazia Ferrante Alessio per aver collaborato con FIB Campania.

http\://www.campiflegreinews.it/quarto-lunedi-la-seconda-edizione-della-festa-della-mela-annurca/

MELA ANNURCA 2018

Antonio Faracca

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Il Natale è ormai alle porte e nell’aria si avverte un’ atmosfera magica e surreale. Quest’atmosfera magica, unica è presente nella Via San Gregorio Armenio una strada celebre per le botteghe artigiane dei presepi. Una strada sempre affollata da molti turisti e visitatori che vengono catturati da una scenografia unica al mondo fatta di arte, cultura, folclore e storia. Una tradizione che ha un'origine remota: nella strada in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine. La nascita del presepe napoletano è risale alla fine del Settecento. Oggi San Gregorio Armeno è un presepe vivente, aperto 365 giorni l'anno, un museo a cielo aperto per chi ama la tradizione. Qui ogni giorno tanti artigiani espongono i loro pastorelli, dai più tradizionali ai più moderni e irriverenti e le loro statuine che rappresentano il personaggio del momento che si è distinto in positivo o in negativo durante l'anno. La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l'otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la base dell'anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) ed insieme ai figli a tutta la famiglia si discute l'eventuale ampliamento del presepe. La realizzazione può durare alcuni giorni ma il giorno della Vigilia di Natale deve essere pronto come suggeriva Luca Cupiello in “Natale in casa Cupiello“, il protagonista dell'indimenticabile opera teatrale di Eduardo de Filippo. Parlando della commedia “Natale in casa Cupiello“ è doveroso ricordare il grande attore Luca De Filippo l’erede del teatro eduardiano che ci ha lasciati prematuramente ma lasciando in eredità la sua arte e la sua napoletanità. Vogliamo ricordarlo con l’immagine di Tommasino “’o nennillo” in un classico della commedia di Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello“. Parlando del menu, invece, delle feste non posso che menzionarvi Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, pubblicò nel 1837 la Cucina teorico-pratica e la vera Cucina Casareccia, cioè tutti i pranzi di uso nella Bella Napoli durante i giorni di festa. Nel volume si può leggere "… per la Vigilia de lo Santo Natale ce vonne Vruoccoli zuffritti co l'alice salate, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle, o pure zuffritti co l'alice salate, anguille fritte, ragoste vollute co la sauza de zuco de limone, e uoglio. E pure na cassuola de calamarielli”. Tra i piatti di pesce l’anguilla viva alla Vigilia di Natale non può mancare, l’odore del suo fritto è inconfondibile. Come non può mancare il musillo in bianco, alto e quasi perlaceo, che come diceva un illustre guappo napoletano si deve “sfogliare cumme ‘a nu mazzo ‘e carte” . Con un cestino di ciociole, a Napoli, si completa la cena della vigilia, ossia sgranocchiando tutta la frutta secca: noci, nocciole, mandorle, fichi secchi, castagne del prete, datteri e prugne». Non possono non mancare infine le delizie dolci: roccocò; mustacciuoli o mustaccioli ; susamielli; raffiuoli e struffoli. Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all'interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta.. (Harlan Miller).

NATALE 2018

Antonio Faracca

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Mancano documentazioni paleoetnologiche che permettano di risalire alle origini dell'istituzione del matrimonio. Tuttavia, poiché tutte le popolazioni oggi note, comprese le più primitive, usano il matrimonio come legame socialmente riconosciuto tra individui, si può dire che esso è un’istituzione universale comune a tutti i popoli e a qualsiasi livello di civiltà. 

CONTRATTO D'ACQUISTO. Nel codice di Hammurabi, che regnò in Mesopotamia dal 1792 al 1750 a. C., è scritto che il matrimonio è valido se c’è un contratto scritto, con il quale l’uomo compra la moglie. Con diverse varianti, questa caratteristica è presente in tutte le società primitive: il matrimonio comporta il passaggio di una persona da un gruppo sociale all’altro e la prole apparterrà socialmente a uno solo dei due coniugi. Per questo sono necessari accordi e compensazioni tra le famiglie degli sposi. Di norma c’è un pagamento in bestiame, attrezzi, denaro alla famiglia di lei, oppure servizi (il genero coltiva il campo del suocero). Presso alcune popolazioni africane esiste il conguaglio sociale: due fratelli si scambiano reciprocamente le sorelle.

FONTE: https://www.focus.it/cultura/storia/quando-e-nato-il-matrimonio

Queste foto vogliono raccontare la cura dei particolari di un banchetto privato: il matrimonio organizzato nella splendita e suggestiva location dell'Arcadia Restarant Park. 

Visita il canale youtube ARCADIA RESORT RESTAURANT PARK https://www.youtube.com/channel/UCs4cf2uc_DxEX3J6MZQMu-w
Antonio Faracca
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L'Arcadia riserva per i suoi clienti delle prelibatezze culinarie succulente e appetitose. Lo chateaubriand è un secondo di carne da gustare e osservare la professionalità nelle tecniche di servizio del trancio della carne curate dal proprietario Michele Orlando, il maitre Giovanni Orlando e il direttore Giovanni Musso che incarna l'alta scuola dell'ospitalità alberghiera. Tra i tagli di carne bovina più pregiati, uno dei più popolari, in particolare nella cucina francese è il filetto chateaubriand, un taglio molto raffinato non troppo difficile da preparare. Questo particolare filetto si ricava dal cuore dei bovini adulti, nella parte del filetto con diametro maggiore, ovvero quella alta. Rinomato in molti ristoranti, se si desidera cucinarlo anche a casa occorre essere molto attenti a determinate condizioni. Il filetto chateaubriand richiede di rimanere leggermente rosa all’interno e ben cotto all’esterno: bisogna quindi prestare particolare attenzione alla cottura. Il giusto accompagnamento ne fa un piatto da re: salse o verdure per esempio. Oppure, un accostamento di fama internazionale è il filetto chateaubriand con la salsa bernese. La Chateaubriand indica, nella cucina di tipo internazionale, una grande fetta di carne, all’incirca di mezzo chilo, derivante proprio dal “cuore” del filetto di bovino adulto. Esistono due diverse modalità dicottura di questa carne, alla griglia, al forno o in padella Va servito ben caldo, accompagnato con la salsa Bernese (tuorlo d’uovo, burro chiarificato, dragoncello e una riduzione di vino bianco, aceto, scalogno, alloro, sale e pepe nero). Accompagnamenti utili come contorni possono essere patate, funghi porcini o verdure come asparagi, a seconda della stagione. L’IDEATORE DELLA “CHATEAUBRIAND” La Chateaubriand è un piatto tipico della cucina internazionale ideato dal cuoco personale del visconte Francois-René de Chateaubriand, scrittore e politico che fu considerato il fondatore del Romanticismo letterario francese.

CHATEAUBRIAND

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Antonio Faracca

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Uno scenario paradisiaco ti travolge e ti conduce con mano nel magico mondo dell'eden Arcadia. Ogni tuo momento da ricordare è realizzato con cura e professionalità in una scenografia unica e da sogno. Queste immagini ti presentano alcuni momenti di un evento nuziale dove ogni particolare è curato. Professionalità, eleganza, qualità nel servizio e una gastronomia prelibata sono gli ingredienti giusti per il tuo evento da ricordare. Non esitare vienici a trovare.

Quando è nato il matrimonio?

Mancano documentazioni paleoetnologiche che permettano di risalire alle origini dell'istituzione del matrimonio. Tuttavia, poiché tutte le popolazioni oggi note, comprese le più primitive, usano il matrimonio come legame socialmente riconosciuto tra individui, si può dire che esso è un’istituzione universale comune a tutti i popoli e a qualsiasi livello di civiltà. 


CONTRATTO D'ACQUISTO. Nel codice di Hammurabi, che regnò in Mesopotamia dal 1792 al 1750 a. C., è scritto che il matrimonio è valido se c’è un contratto scritto, con il quale l’uomo compra la moglie. Con diverse varianti, questa caratteristica è presente in tutte le società primitive: il matrimonio comporta il passaggio di una persona da un gruppo sociale all’altro e la prole apparterrà socialmente a uno solo dei due coniugi. Per questo sono necessari accordi e compensazioni tra le famiglie degli sposi. Di norma c’è un pagamento in bestiame, attrezzi, denaro alla famiglia di lei, oppure servizi (il genero coltiva il campo del suocero). Presso alcune popolazioni africane esiste il conguaglio sociale: due fratelli si scambiano reciprocamente le sorelle.

fonte: FOCUS.IT

MATRIMONI DA RICCHI. Dei tre tipi possibili di matrimonio, monogamia, poliginia (un marito con più mogli) e poliandria (una donna con più mariti), il primo è il più diffuso. Nell’antico Egitto solo alle caste più elevate era consentita la poliginia e nel codice di Hammurabi era consentita solo se la prima moglie era sterile. In Grecia c’era molta differenza di età tra gli sposi: Aristotele consigliava il matrimonio a 18 anni per la donna e a 37 per l’uomo. Il diritto romano assoggettava la donna alla potestà del marito.

EVENTO 2018

 

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In prossimità delle festività pasquali, i protagonisti assoluti della tradizione culinaria napoletana sono: la pastiera, il casatiello e il tortano con profumi unici che colorano di festa e di gioia, le case dei napoletani che diventano dei veri e propri laboratori di cucina.

Le origini del casatiello vanno ricercate in quelle del pane perché di pane si tratta, un pane saporosissimo e molto ricco, ma sempre pane. Grazie ai Greci la storia del pane entrò a far parte nella storia della gastronomia e non solo di quella dell’alimentazione. Essi per primi conobbero l’arte della macinazione e della setacciatura per liberare i chicchi di cereali dalle bucce, separarli dalle impurità e per ottenere farine più o meno bianche secondo l’uso cui erano destinate, preparando farine da tutti i cereali conosciuti: orzo, segale, avena, farro e frumento che era il più pregiato. Il loro grande forno per fare il pane, risalente al VI sec. a.C. è press’a poco simile a quello in uso ancora oggi.

Napoli, com’è noto, sorta come città greca riuscì a mantenersi tale anche quando, alleatasi con Roma, entrò in contatto con quella civiltà. Le due popolazioni coesisterono amichevolmente, né Roma tentò mai di colonizzare Napoli imponendo le sue leggi ed usanze. Gli oschi o osci, abitanti di numerose città della Campania nei dintorni di Napoli, tra cui Capua, Nocera, Pompei, Stabia, Ercolano, Acerra, Atella sulle cui rovine è sorta S.Arpino, Pozzuoli ed altre, furono intimamente legati con Napoli e furono esposti a tutte le influenze della cultura greca; in cambio sono stati anche intermediari della cultura greca di Napoli rispetto ai Romani. Possiamo immaginare che l’abilità greca nel panificare sia stata appresa dalle città osche per la vicinanza con Napoli. Pani speciali arricchiti erano confezionati come offerte sacrificali alle divinità in occasioni di feste propiziatorie. E’ probabile che per il ritorno della Primavera si preparasse nelle città campane un pane confezionato con gli ingredienti caratteristici che simboleggiano il risveglio della natura: uova, grano e formaggio e che da quest’ultimo – caseus – ne prendesse il nome caseata (si presuppone sia un participio passato, caseata placenta; placenta era termine generico per ogni sorta di dolci, dal greco plakous – ountos all’acc.). Il termine napoletano casatiello è un diminutivo. Che a Napoli e più genericamente in Campania, pastiera e casatiello caratterizzassero le celebrazioni conviviali della Pasqua è documentato sin dal 1500 nell’opera di Giovanni Battista Del Tufo “Ritratto o modello delle grandezze, delitie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”. Fin quando per le strade di Napoli sono esistiti i venditori ambulanti di cibi già pronti, il ccasatielllo era venduto all’alba quando gli operai si recavano al lavoro. E per annunziarsi così risuonava la voce del venditore:

“Ncopp ‘ a o casatielllo n’ciazzezza o bicchiariello”.

Esiste anche una antica filastrocca popolare al riguardo che recita così:

Sotto a lu panne l’aggio astipate

Si no’ lo fridde lo ffa jelare.

Curre guaglione, viene a mmagnare

Si ‘o vuò cchiù tarde sto a arrecettà.

Chiste stanotte l’aggio ‘mpastate,

so frische frische, teh! Guarda ccà

so calde e cuotte, viene a scialà.

Nella tradizione di Napoli e dintorni fino alla seconda guerra mondiale, per la Pasqua vi era l’usanza tra fidanzati di scambiarsi un dono gastronomico come simbolo e pegno d’amore, lui offriva un uovo di cioccolato e fiori e lei ricambiava con un casatiello.

Come si prepara il casatielo? La ricetta del casatiello, è uguale a quella del tortano, solo che le uova invece di essere sode e messe all'interno a pezzettini, vengono messe sopra crude e fermate da striscioline di pasta messe a croce sull'uovo. Stemperate il lievito in acqua tiepida (che non sia troppo calda), impasta telo con un pochino di farina, fatene un panetto e lasciatelo crescere pel una mezz'ora, coperto. Disponete la farina a fontana, ponetevi al centro lo strutto, il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il parmigiano e, aiutandovi con acqua tiepida, mescolate tutto fino a ottenere una pasta morbida che lavorerete con forza pei una diecina di minuti battendola sul tavolo. Fatela poi crescere in una terrina coperta, in luogo tiepido, per un paio d'ore o fin quando la pasta avrà raddoppiato di volume. Tagliate tutti i formaggi e il sa lame a dadini e le uova in sei spicchi ognuno. Mescolate tutto meno le uova. Quando la pasta sarà cresciuta, staccatene una pagnottella e tenetela da parte. Battete tutto l'impasto rimanente con le mani e stendetela allo spessore di un centimetro. Disponete su tutta la superficie, uniformemente, il ripieno, e arrotolate con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile. Ungete di strutto uno stampo largo col buco centrale; disponetevi il roto lo di pasta a ciambella, unendone bene le estremità e rimettetelo a cresce re in luogo tiepido coprendolo con un panno. Quando il casatiello avrà lievitato (accorreranno almeno due ore), disponete le 5 uova su di esso a intervalli regolari, e fermatele con delle striscioline incrociate fatte cono la pasta che avete tenuto da parte. Infine infornatelo a forno moderato per un'ora e sformatelo quando sarà freddo. Il casatiello, è ottimo sia caldo che freddo. Osservazioni: alle volte, quando nella pasta ci sono grassi e ripieno, la lievitatura tarda a verificarsi; sarebbe quindi opportuno, per non avere sor prese, fare la pasta il giorno precedente a quello in cui verrà consumato.

Antonio Faracca Responsabile FIB Campania

 

PASQUA 2018

 

 

 

 

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La Federazione Italiana Barman ha promosso il concorso dell'anno KING 2018. King 2018 Italian Master Class è la prima edizione di un premio dedicato al buon bere made in Italy organizzato da FIB.
Una grande serata-evento per fare festa insieme, in compagnia dei più stimati professionisti italiani, dei protagonisti di Bar, Pasticcerie, Ristoranti e di tutti i Locali di successo sul territorio italiano ed estero, dei più influenti opinion leader e dei manager delle aziende più innovative del vasto mondo del food & beverage. Mercoledì 28 febbraio al Tirreno CT la Federazione Italiana Barman ha ufficializzato i risultati del King 2018.
L'ARCADIA SALE SUL PODIO AL SECONDO POSTO NELLA CATEGORIA MIGLIOR LOCALI/BIRRERIA E PUB.
AD MAIORA

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Un dolce tipico del carnevale sono le chiacchere fritte o al forno si presentano nella sua forma originale con una bordura a zig zag dal gusto armonico e friabile accompagnate dal sanguinaccio. Questo dolce tipico carnevalesco del martedì grasso a Napoli, come racconta la repubblica.it, cela una sua leggenda legata alla sovrana Margherita di Savoia che, durante una lunga chiacchierata con la sua corte, si racconta, disse di avere molta fama e chiese al cuoco di corte un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti. Lui inventò le chiacchiere -nome nato per ispirarsi alla particolare situazione conviviale da cui era scaturita la richiesta della sovrana -: un dolce semplice da replicare e gustoso senza essere pesante. Perfetto da mangiare, insomma, "tra una chiacchiera e l'altra".

Per conoscere la sua storia vi segnalo la trattazione della cucina italiana.it.

Le origini risalgono, infatti, a quando nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, una festa molto simile al Carnevale odierno. Durante questo periodo di banchetti e feste popolari, in cui tutti i canoni sociali venivano ribaltati, uno dei simboli d’eccesso erano le frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla fra le strade della città. Apicio, uno dei più raffinati buongustai dei tempi antichi, descrive così la preparazione delle chiacchiere nel suo “De re coquinaria”: “Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele”.

In ogni regione questo tipico dolce prende un suo nome.

Chiacchiere: è il nome più comune in alcune zone dell'Umbria, basso Lazio, una parte dell'Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia (le Chiacchiere di Carnevale Siciliane), ma anche a nell'Emilia settentrionale, a Milano e in alcune zone della Sardegna (note come Chiacchiere sarde)

Bugie in Liguria e Piemonte

Sfrappe nelle Marche

Cioffe in Abruzzo (alcuni le chiamano semplicemente Chiacchiere Abruzzesi)

Frappe a Roma e dintorni

Sfrappole a Bologna

Cróstoli (cróstui) o gròstoi in Trentino e Venezia Giulia

Maraviglias in Sardegna

Risòle in Piemonte

Strufoli in Maremma Toscana, se ricoperte di miele prendono il nome di melatelli

Cunchielli in alcune zone del Molise

Fiocchetti (perché le strisce formano un fiocco) sulle coste dell'Emilia Romagna

Galani (nella zona tra Verona, Padova e Venezia)

Gale (o Gali) a Vercelli e Novara

Lattughe in provincia di Brescia e di Mantova

Come servirle? Per ogni commensale una piatto da dessert con frangino e una cocottina con il sanguinaccio e un cucchiaino da cappuccino grande, al centro tavola un piatto di portate con le chiacchiere. Il commensale prende le chiacchiere e accompagna il sanguinaccio. In abbinamento potremmo servire del Rum invecchiato, Moscato D’Asti, Passito di Pantelleria o uno Sciacchetrà delle Cinque Terre.

Antonio Faracca

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L'Arcadia Restaurant Park ha promosso il convegno la “Festa della Melannurca”, manifestazione dedicata alla promozione di uno dei prodotti agricoli che caratterizzano la città di Quarto e l’area flegrea: la melannurca. L’obiettivo è creare a Quarto una filiera corta per consentire ai produttori locali di vendere i frutti direttamente ai ristoratori locali e fare in modo che questi ultimi possano offrire ai consumatori un prodotto a Km0, certificato e tipico. Presente all'evento il fiduciario della Federazione Italiana Barman Antonio Faracca, il vice fiduciario Salvatore Di Iorio e due allievi dell'I.P.S.E.O.A.. "G. Rossini" Mele Alessandro Isidoro e Giordano Luigi. Il fiduciario della FIB Antonio Faracca ha preparato un cocktail di fantasia pre dinner: MALA ORCULA

Luogo di origine sarebbe l'agro puteolano, come si desume dal Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Proprio per la provenienza da Pozzuoli, dove è presente il lago di Averno, sede degli Inferi, Plinio la chiama "Mala Orcula" in quanto prodotta intorno all'Orco (gli Inferi).

2 cl Vodka

1 cl Helios Liquore alla Mela

0,5 cl Cointreau

0,5 cl Vermouth dry 

1 cl Aperol

2 cl Falanghina dei Campi Flegrei

0,5 gr Zenzero e 0,5 gr di Cannella Melograno e Mela Annurca

Mettere a macerare nella vodka la mela annurca; il melograno; lo zenzero e la cannella. Con la tecnica del double strain si filtra il tutto e si procedono con gli altri ingredienti. Si versa nella flute e si completa con la Falanghina dei Campi Flegrei.

Al convegno hanno partecipato: Franca Baiano (Pro Loco Quarto), Lina Bancale (Pro loco Quarto Santa Maria), Ciro Biondi (giornalista), Rosario Mattera (founder Malazè), Restituta Somma (fiduciaria condotta Slow Food dei Campi Flegrei), Marco Giglio (archeologo, Università di Bologna), Mimmo Tiseo (medico, docente Federico II di Napoli), Ciro Verde (Consorzio tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri), Fabio Cutolo (scrittore), Antonio Faracca (Formatore Fib), Raffele De Rosa (agronomo), Mauro Scarpitti (assessore al turismo del Comune di Quarto), Rosa Capuozzo (sindaco di Quarto). Saranno presenti i coltivatori di mele di Quarto. Il convegno ha visto la partecipazione straordinaria dello chef stellato Paolo Gramaglia e lo chef Nino Cannavale, ambasciatore della Melannurca nel mondo. Il secondo momento della serata è caratterizzato dall’assaggio di piatti – dal primo al dolce – a base di Melannurca. Partecipano i seguenti chef di ristoranti di Quarto o di origine quartese: 1. Nicola D’Ambrosio e Luciano De Vincenzo (Villa Posillipo, Pozzuoli) che presenteranno la “Regina di Quarto”, Cheescake alla Melannurca con Mozzarella di Bufala Campana Dop”; 2. Angelo Carannante (Caracol, Bacoli) con “crema bruciata al caciocavallo Chutneydi melannurca, sedano e aceto di lamponi”; 3. Dario De Gaetano (la Fescina Nuova Hosteria Flegrea, Quarto) con “lingua di manzo arrostita alla Melannurca con insalata di sedano”; 4. Marco Quintili (Quintili Pizza Food, Roma) e Vincenzo Passaro (Le Garcon di Quarto) con la pizza alla Melannurca “La Bella di Quarto”; 5. Vincenzo Varriale (Casale Michelangelo, Quarto) con “rolatina di coniglio glassata con sfoglia su vellutata di Melannurca”; 6. Raffaele Fabozzi (L’Arcadia Restaurant Park, Quarto) con “maialino alla Melannurca”; 7. Filippo Del Giudice (Saint Mary, Quarto) con “sorbetto alla Melannurca”; 8. Michele Casolare (IV Miglio, Quarto) con “calamari alla falanghina con Melannurca”; 9. Giuseppe De Rosa (Gelatercon ia De Rosa, Quarto) con “profittelores alla Melannurca”; 10. Tina Caione (insegnante cake design) con “Delizia quartese”; 11. Giuseppe De Rosa (Bar Reder) “pasticciato alla Melannurca”; 12. Bar Di Marino di Giugliano con “caffè alla Melannurca”, 13. Murano con “Dolcezze di Quarto” Parteciperà la chef emergente Melania Panariello.

Antonio Faracca

MELA ANNURCA

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Sul quotidiano il ROMA nella rubrica: " I PERSONAGGI DEL ROMA" curata dal giornalista Mimmo Sica, è pubblicata l'intervista al General Manager dell'Arcadia Restaurant Park Michele Orlando. In questa intervista è possibile conoscere una persona che con la determinazione e lo spirito imprenditoriale è passato da "chianchiere" a gestore dell'Arcadia. Il giornalista Mimmo Sica usa una bella espressione napoletana "chianchiere" che era il macellaio. Vendeva carne fresca appena macellate nella sua bottega con lame di vario tipo su di un bancone molto spazioso detto ‘a chianchia, da cui prende il nome il mestiere stesso. Una volta ottenuti dei pezzi più piccoli ed eliminato il grasso eccessivo, questi venivano esposti appesi a dei ganci o su dei grandi piatti di acciaio per attrarre i clienti. Il chianchiere, inoltre, produceva le cosiddette vessiche ‘e ‘zogna (vesciche di sugna): appena macellato un maiale, il grasso veniva fatto liquefare in una pentola facendolo diventare strutto (sugna) e, poi, fatto raffreddare all’interno di vasi di terracotta, detti vesciche, ed esposte nel negozio. In questo procedimento, oltre alla sugna, si ottenevano dei residui detti ‘e cicule (i ciccioli) che venivano utilizzati per farcire tortani, casatielli, taralli, ecc… 

Michele nel 1986 apre una macelleria "chianca" a Quarto dove ora lavora il fratello. Nel 1994, a causa della mucca pazza, Michele si accorse che la "chianca”, stava attraversando un momento di crisi e così si mise in cerca di un'attività lavorativa e l'idea fu quella di aprire un pub e poi………… vi invito a leggere l'articolo.

Quest'articolo è anche una motivazione per molti giovani imprenditori che non devono mollare mai e avere la determinazione e il credo di rimettersi in gioco. Michele Orlando è una testimonianza tangibile.

Antonio Faracca

IL PERSONAGGIO