Leggi tutto...

Passeggiando per San Gregorio Armeno la magia di quelle viuzze con le botteghe dei maestri del poetico artigianato presepiale ti cattura creando un’atmosfera unica e incantevole del Natale. Il Natale napoletano è caratterizzato dal presepe, dal gioco della tombola, dalle novene dei zampognari, da almeno una visione della commedia “Natale in casa Cupiello” ma soprattutto non si può rinunciare al tradizionale menu natalizio. La tavola come abbiamo detto caratterizza le festività ma occorre anche fare una mise en place a tema con ghirlanda composta da pigne, rametti di Ilex con bacche (agrifoglio), arance, rami di Abies, decorata con candele e varie decorazioni natalizie. Molto spettacolare è la frutta brinata. Per realizzarla occorrono frutti come mele e pere e magari un grappolo d'uva. A questo punto potete passare i frutti nel bianco dell'uovo non sbattuto, poi cospargeteli di zucchero: per facilitare questi due passaggi potete infilare al centro del frutto uno stecchino in legno da spiedini, che vi consentirà di impugnarlo meglio. Ora non vi resta che ruotare il frutto mentre spargete lo zucchero (sopra una terrina, per raccogliere l'eccesso). Fate asciugare, lo zucchero sembrerà davvero brina. Componete un centrotavola in una terrina bassa o cestino, alternando alla frutta brinata alcune foglie grandi e lucide (lauro, magnolia) e altre decorazioni a vostra scelta che sappiano evocare la magia del Natale: pigne, stelle di natale, agrumi interi e bacche rosse (fonte: Barilla). La durata della frutta brinata è di qualche giorno e, naturalmente, si tratta di frutta commestibile. L’atmosfera del Natale a Napoli è qualcosa di meraviglioso con una scenografia fatta dal “O’ puosto” mercatini rionali di frutta e verdura dove si possono acquistare le verdure tipiche per preparare la minestra maritata il giorno di Natale, che sono tipicamente cicoria, piccole scarole (scarulelle), verza e borragine, che ne conferisce una nota amarostica.La tradizione napoletana vuole che la sera dell’antivigilia del 23 dicembre i pescivendolo sono aperti tutta la notte per permettere alle persone di acquistare il pesce per la vigilia. In bella mostra le vasche con i capitoni che non devono mancare sulle tavole dei napoletani. Come detto, il capitone è una tradizione irrinunciabile per i partenopei e, come tutte le tradizioni, ha i suoi precisi rituali di preparazione. Il capitone si compra il 23 dicembre ancora vivo, e si mantiene vivo in casa fino al momento della cottura.  Il capitone viscido ma non limacciosa si lascia inseguire per la tutta la cucina prima di essere afferrato coinvolgendo tutta la famiglia. Una scena tipica è raccontata dal maestro Eduardo De Filippo nella commedia Natale in Casa Cupiello "S'n'e' Fujuto O' Capitoneeee!!!". Non possono mancare la sera della Vigilia di Natale “vermecielle cu ‘e vongole” che possono essere preparate con la salsa di pomodoro; in bianco e con i pomodorini. Mentre il giorno di Natale è tradizione mangiare la gallina in brodo. La frutta secca e i dolci tipici chiudono il pranzo.Prima di concedarmi un augurio a te disoccupato che possa al più presto coronare il tuo sogno; un augurio ai giovani che possano vivere in una società meno egoista dove regna la lealtà e l’amicizia e la non violenza, un augurio alle istituzione che possano mettere in campo programmi mirati al benessere e alla qualità della vita.

A CHRISTMAS OF PEACE AND LOVE

Antonio Faracca

NATALE 2017

Leggi tutto...

L'Arcadia Restaurant Park ha promosso il convegno la “Festa della Melannurca”, manifestazione dedicata alla promozione di uno dei prodotti agricoli che caratterizzano la città di Quarto e l’area flegrea: la melannurca. L’obiettivo è creare a Quarto una filiera corta per consentire ai produttori locali di vendere i frutti direttamente ai ristoratori locali e fare in modo che questi ultimi possano offrire ai consumatori un prodotto a Km0, certificato e tipico. Presente all'evento il fiduciario della Federazione Italiana Barman Antonio Faracca, il vice fiduciario Salvatore Di Iorio e due allievi dell'I.P.S.E.O.A.. "G. Rossini" Mele Alessandro Isidoro e Giordano Luigi. Il fiduciario della FIB Antonio Faracca ha preparato un cocktail di fantasia pre dinner: MALA ORCULA

Luogo di origine sarebbe l'agro puteolano, come si desume dal Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Proprio per la provenienza da Pozzuoli, dove è presente il lago di Averno, sede degli Inferi, Plinio la chiama "Mala Orcula" in quanto prodotta intorno all'Orco (gli Inferi).

2 cl Vodka

1 cl Helios Liquore alla Mela

0,5 cl Cointreau

0,5 cl Vermouth dry 

1 cl Aperol

2 cl Falanghina dei Campi Flegrei

0,5 gr Zenzero e 0,5 gr di Cannella Melograno e Mela Annurca

Mettere a macerare nella vodka la mela annurca; il melograno; lo zenzero e la cannella. Con la tecnica del double strain si filtra il tutto e si procedono con gli altri ingredienti. Si versa nella flute e si completa con la Falanghina dei Campi Flegrei.

Al convegno hanno partecipato: Franca Baiano (Pro Loco Quarto), Lina Bancale (Pro loco Quarto Santa Maria), Ciro Biondi (giornalista), Rosario Mattera (founder Malazè), Restituta Somma (fiduciaria condotta Slow Food dei Campi Flegrei), Marco Giglio (archeologo, Università di Bologna), Mimmo Tiseo (medico, docente Federico II di Napoli), Ciro Verde (Consorzio tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri), Fabio Cutolo (scrittore), Antonio Faracca (Formatore Fib), Raffele De Rosa (agronomo), Mauro Scarpitti (assessore al turismo del Comune di Quarto), Rosa Capuozzo (sindaco di Quarto). Saranno presenti i coltivatori di mele di Quarto. Il convegno ha visto la partecipazione straordinaria dello chef stellato Paolo Gramaglia e lo chef Nino Cannavale, ambasciatore della Melannurca nel mondo. Il secondo momento della serata è caratterizzato dall’assaggio di piatti – dal primo al dolce – a base di Melannurca. Partecipano i seguenti chef di ristoranti di Quarto o di origine quartese: 1. Nicola D’Ambrosio e Luciano De Vincenzo (Villa Posillipo, Pozzuoli) che presenteranno la “Regina di Quarto”, Cheescake alla Melannurca con Mozzarella di Bufala Campana Dop”; 2. Angelo Carannante (Caracol, Bacoli) con “crema bruciata al caciocavallo Chutneydi melannurca, sedano e aceto di lamponi”; 3. Dario De Gaetano (la Fescina Nuova Hosteria Flegrea, Quarto) con “lingua di manzo arrostita alla Melannurca con insalata di sedano”; 4. Marco Quintili (Quintili Pizza Food, Roma) e Vincenzo Passaro (Le Garcon di Quarto) con la pizza alla Melannurca “La Bella di Quarto”; 5. Vincenzo Varriale (Casale Michelangelo, Quarto) con “rolatina di coniglio glassata con sfoglia su vellutata di Melannurca”; 6. Raffaele Fabozzi (L’Arcadia Restaurant Park, Quarto) con “maialino alla Melannurca”; 7. Filippo Del Giudice (Saint Mary, Quarto) con “sorbetto alla Melannurca”; 8. Michele Casolare (IV Miglio, Quarto) con “calamari alla falanghina con Melannurca”; 9. Giuseppe De Rosa (Gelatercon ia De Rosa, Quarto) con “profittelores alla Melannurca”; 10. Tina Caione (insegnante cake design) con “Delizia quartese”; 11. Giuseppe De Rosa (Bar Reder) “pasticciato alla Melannurca”; 12. Bar Di Marino di Giugliano con “caffè alla Melannurca”, 13. Murano con “Dolcezze di Quarto” Parteciperà la chef emergente Melania Panariello.

Antonio Faracca

MELA ANNURCA

Leggi tutto...

Sul quotidiano il ROMA nella rubrica: " I PERSONAGGI DEL ROMA" curata dal giornalista Mimmo Sica, è pubblicata l'intervista al General Manager dell'Arcadia Restaurant Park Michele Orlando. In questa intervista è possibile conoscere una persona che con la determinazione e lo spirito imprenditoriale è passato da "chianchiere" a gestore dell'Arcadia. Il giornalista Mimmo Sica usa una bella espressione napoletana "chianchiere" che era il macellaio. Vendeva carne fresca appena macellate nella sua bottega con lame di vario tipo su di un bancone molto spazioso detto ‘a chianchia, da cui prende il nome il mestiere stesso. Una volta ottenuti dei pezzi più piccoli ed eliminato il grasso eccessivo, questi venivano esposti appesi a dei ganci o su dei grandi piatti di acciaio per attrarre i clienti. Il chianchiere, inoltre, produceva le cosiddette vessiche ‘e ‘zogna (vesciche di sugna): appena macellato un maiale, il grasso veniva fatto liquefare in una pentola facendolo diventare strutto (sugna) e, poi, fatto raffreddare all’interno di vasi di terracotta, detti vesciche, ed esposte nel negozio. In questo procedimento, oltre alla sugna, si ottenevano dei residui detti ‘e cicule (i ciccioli) che venivano utilizzati per farcire tortani, casatielli, taralli, ecc… 

Michele nel 1986 apre una macelleria "chianca" a Quarto dove ora lavora il fratello. Nel 1994, a causa della mucca pazza, Michele si accorse che la "chianca”, stava attraversando un momento di crisi e così si mise in cerca di un'attività lavorativa e l'idea fu quella di aprire un pub e poi………… vi invito a leggere l'articolo.

Quest'articolo è anche una motivazione per molti giovani imprenditori che non devono mollare mai e avere la determinazione e il credo di rimettersi in gioco. Michele Orlando è una testimonianza tangibile.

Antonio Faracca

IL PERSONAGGIO

Leggi tutto...

L’Arcadia Restaurant Park amplia i suoi servizi con l’allestimento di un’aerea giochi che allieterà i momenti ludici dei bambini che si trovano con i genitori a festeggiare i loro momenti da ricordare. L’Eden Arcadia da un idea del proprietario Michele Orlando, pensando ai bambini presenti le domeniche e negli eventi con i loro genitori, ha ideato uno spazio ludico installando dei giochi playground a tema. Il termine Playground è comunemente associato in italiano alle aree gioco anche se in realtà in inglese significa “campo da gioco” o "parco giochi".
I playground sono in sintesi strutture giochi percorsi labirinti ad ostacoli per bambini, contenenti all'interno una serie di svariati accessori per il divertimento dei bambini. In queste foto potete vedere in anteprima l’area giochi allestita che è pronto ad accogliere e far divertire i vostri figli.

 

AREA GIOCHI

Leggi tutto...

NOTE STORICHE
Il Mausoleo di Quarto, chiamato la “Fescina” è una di quelle rovine archeologiche più antiche e preziose della zona, ancora troppo poco conosciuta. Si trova a Quarto flegreo, a nord ovest di Napoli, nella zona detta anche “Piana di Quarto”, data la depressione del sottosuolo che la caratterizza. E’ circondata da molteplici colline e la sua attività vulcanica è altamente esplosiva, infatti Quarto di Napoli è il più grande cratere spento dei Campi Flegrei. Proprio qui, in questa “conca periferica” nascosto tra l’erba alta, e parte della più grande area preistorica della zona, sorge il complesso del Mausoleo Romano, chiamato “Fescina”, un particolarissimo monumento funebre di età romana, tra i più misteriosi dell’archeologia! Il mausoleo di cui stiamo parlando ha caratteristiche uniche nel suo genere, si presenta come una struttura a cuspide piramidale delimitata da una recinzione molto bassa in opus reticolatum. Continuando il nostro percorso attraverso un varco alle spalle del monumento è possibile rilevare molte tracce di incinerazioni, urne, anfore e tombe, che provano sicuramente la continuità d’uso della necropoli fino almeno ad epoca tarda. Altra caratteristica unica di “Fescina” era l’uso di questi spazi recintati, essi furono propriamente chiamati ustrinae, perché destinati soprattutto e quasi esclusivamente alla cremazione dei defunti.
Il 3 luglio, nel Piazzale Europa allestita per l'occasione come un grand Hotel, arriva la tanto attesa quinta edizione del premio "La Fescina", la kermesse di Quarto che dopo anni di riposo ritorna in auge tra gli appuntamenti più importanti dello spettacolo campano e nazionale. L'idea, nel che nel lontano 1995 fu di Umberto Milazzo e Ugo Autuori, prende spunto dal masuleo quartese e quest'anno è un gran gala televisivo che è stato condotto da Lisa Torrisi e Claudio Lippi. L'impegno dell'assessorato alla cultura dell'Amministrazione di Quarto e della locale Pro Loco, presieduta dall'avvocato Franca Baiano, ha fatto sì che giungesse questa annunciata super edizione con un parterre di ospiti di grande rilevanza. L'Arcadia Restaurant Park ha curato l'allestimento del servizio banqueting trasformando piazzale Europa in una sala ristorante a cinque stelle. La professionalità; la cura dei particolari del team Arcadia con l'attenta regia di Michele Orlando sono stati gli elenenti di successi con il riconoscimenti di un parterre de rois. La serata, condotta da Claudio Lippi con l'elegante Lisa Torrisi, ha visto in palcoscenico grandi nomi come Maurizio Mattioli, Gianfranco D'Angelo e Gigi e Ross. Toccante l'intervento di Eva Grimaldi che ha voluto dedicare il premio da lei ricevuto alla scomparsa di Paolo Villaggio e così ricordarlo in un corale applauso. Musica e moda hanno colorato la notte quartese che ha visto gremita in ogni ordine di posti la piazza Europa allestita per l'occasione in un grande ristorante all'aperto con la magistrale cucina del park restaurant Arcadia. Presenti Samantha De Grenet, Linda D, Rosario Mallardo e gli acclamatissimi Fratelli di Caserta I desideri. Altri premiati della serata, con la regia di Walter Bisogni, Umberto Milazzo, Enrico Porzio, Monica Sarnelli. Moda in passerella dello stilista Mimmo Tuccillo e la linea beachwear di Tequiero Mucho.
                                                                                                                                                                    Antonio Faracca

Leggi tutto...

L'ARCADIA RESTAURANT PARK OSPITA L'EVENTO "PIZZA MARGHERITA.

Il Birrificio Alkimia è sponsor di Pizza Margherita, un'iniziativa del quotidiano Roma - Il Giornale di Napoli che per due mesi vedrà 60 pizzerie in gara. Ogni giorno sul Roma la presentazione di un pizzaiolo. I lettori potranno votare la loro pizza preferita. A settembre i dieci pizzaioli più votati si sfideranno nell'esclusiva location dell'Arcadia Restaurant Resort Park Arcadia Ristorante L'Arcadia Restaurant Park Arcadia Restaurant Lounge Bar davanti ad una giuria di qualità. Le pizze saranno abbinate alle nostre birre Alkimia.

 

Pizza: rappresentazione della napoletanità.

La pizza, ha origini antichissime, addirittura qualcuno dice nell’era degli Etruschi. Naturalmente era qualcosa che vagamente aveva la forma e le sembianze della pizza di oggi.

Il termine pizza deriverebbe da “pinsa”, participio passato del verbo latino “pinsare”, che significa pestare, schiacciare, il nome verrebbe quindi dalla forma. La voce è attestata prima dell'anno mille, come "pizza de pane", quindi citata da autori cinquecenteschi come una focaccia che accompagnava carni e altre vivande, eventualmente condita con mostacciuoli.

La storia della pizza nasce a Napoli, splendida capitale del Regno spagnolo, dove è di casa già dal Seicento. Era ancora senza pomodoro, “bianca”, condita solo con aglio, strutto e sale grosso nella versione più economica, o con caciocavallo e basilico nella più ricca “mastunicola”; n’esistevano anche, il che non stupisce, prime versioni “alla marinara”.

 È però nel corso del Settecento, quando il pomodoro entra trionfalmente nella cucina campana (e in parte italiana), che nella città dei Borbone la pizza s’impone, in una forma sempre più vicina a quella che conosciamo, per diventare in breve uno dei piatti preferiti dal popolo e non solo.
Sembra, infatti, che Ferdinando I di Borbone, amante dei cibi semplici, assaggiasse le pizze della bottega di Antonio Testa detto n’Tuono e se ne appassionasse talmente da tentare, invano (per l’opposizione della consorte Maria Carolina d’Austria), di farle inserire nell’elenco delle vivande ufficiali di corte. Insieme alla pizza si definiscono i modi e i luoghi per mangiarla, il che riporta alle autentiche radici popolari e “sociali” di questo cibo.

Nel Settecento a Napoli la pizza si mangia soprattutto per strada ed è preparata da umili venditori per una clientela altrettanto umile. Ha vantaggi insuperabili: è nutriente, appetitosa, costa poco per chi la vende e per chi la compra ed è pratica, rimanendo gradevolmente calda senza scottare, piegata in quattro “a libretto”.

Dalla circa la metà del Settecento, la pizza è poi cucinata nei forni a legna delle botteghe (che spesso fungono anche da abitazione) e venduta in banchi all’aperto o lungo le strade e i vicoli della città. Un garzone porta in equilibrio sulla testa la “stufa” in cui stanno in caldo le pizze e le consegna direttamente ai clienti “a domicilio”, in casa o per strada, preannunciandosi con chiassosi e inequivocabili richiami. E’ a cavallo fra settecento e ottocento che comincia ad affermarsi l’usanza di mangiare la pizza oltre che a casa o per strada, anche presso i forni in cui è preparata. E’ la nascita e la diffusione in Campania della pizzeria nella forma che conosciamo, con i suoi inconfondibili caratteri fisici e “ambientali”. Il forno a legna, il bancone di marmo dove è preparata la pizza con gli ingredienti per la farcitura in bella mostra, i tavoli dove i clienti la gustano, l’esposizione esterna delle pizze da vendere ai passanti.

Alessandro Dumas, nel corso di una serie di scritti di viaggio, una sorta de servizi di inviato speciale, raccolti nel "Corricolo". Dumas mise insieme, sulla pizza, osservazioni acute e informazioni cervellotiche.

Scrisse, ad esempio che "la pizza e' una specie di stiacciata come se ne fanno a St. Denis: e' di forma rotonda, e si lavora con la stessa pasta del pane. A prima vista e' un cibo semplice: sottoposta a esame, apparirà un cibo complicato". Aveva ragione, e quel riferimento alle schiacciate di St. Denis ci conferma che una sorta di pizza e' cibo universale...........

Dal film di Vittorio De Sica "L'Oro di Napoli", del 1954, si può osservare come già in tempi lontani la pizza era concepita come un odierno fast food, tanto che in un'insegna dell'epoca era scritto "Mangiate oggi e pagate fra otto giorni". Allora pizza voleva dire Napoli, oggi la pizza è di più: pizza è ormai il mondo intero.


Gli egiziani inventarono il forno, che era a forma di cono.

Il fuoco si metteva dentro, fuori si appiccicavano letteralmente i panetti: quando cadevano voleva dire che erano cotti da una parte, ma venivano riappiccicati dall'altra per completare la cottura. Solo in un secondo tempo venne l'idea di dividere in due il forno per mettere sotto il fuoco e sopra, per cuocere, le schiacciate di pasta e acqua lievitate.

La pizza, quindi, è un’espressione del folclore di Napoli che cela tradizioni antiche ma ancora vive nei luoghi storici della napoletanità, un tesoro dal valore inestimabile che va custodito con dovuta considerazione. La manipolazione della pasta per le pizze è un’arte che ha un protagonista senza uguali: il pizzaiolo. In Italia sono ben 70.000 i pizzaioli, ma per la nostra legge questa figura non è riconosciuta con una qualifica né contrattuale né professionale. Nei contratti d’assunzione i pizzaioli sono indicati come cuochi, o aiuto-cuochi.

Va rilevato, infine, che la Comunità Economica Europea individua nella formazione professionale una delle leve fondamentali per il rafforzamento dell'accusabilità dei propri residenti e, più in generale, per lo sviluppo dell'incontro tra domanda ed offerta di lavoro. 

Antonio Faracca

Leggi tutto...

L'Eden Arcadia è un magico paradiso che ti travolge da subito in una scenografia unica e suggestiva. Lontano dal caos della città l'Eden Arcadia con un prato di erba verdissima e ben curato con alberi splendidi il valore aggiunto dell'Arcadia Restaurant Park.

Location ristrutturata con una sala ristorante ridisegnata in una stile moderno dove ogni particolare è stato curato. La struttura offre ai suoi astanti varie proposte di eventi: festa di laurea, matrimonio, prima comunione, meeting e convention, incontri gastronomici, business lunch ecc.

Addio quindi agli alveari della città e via libera a una varietà infinita di situazioni: dal ristorante semplice e accogliente, alle suggestive grotte dell'ultima guerra.

Quindi per il tuo matrimonio da sogno non esitare a visitare l’Arcadia Restaurant Park.  L'ospitalità, la cortesia, la cura dei particolari,  una cucina tipica Campana e un personale altamente qualificato creano un mix perfetto per i tuoi giorni da ricordare. 

 

 

NUOVE FOTO

Leggi tutto...

Il Restaurant Park Arcadia nasce alle pendici dei Camaldoli nel 2001, socio fondatore Michele Orlando. Il target della clientela del è medio, con una variegata offerta culinaria nel pieno rispetto della genuinità e bontà dei prodotti provenienti dalla Campania Felix.

Un prato di erba verdissima con alberi splendidi disegnano una scenografia unica e naturale dell’Arcadia Restaurant Park sita nel cuore dei Campi Flegrei.

Location ristrutturata con una sala ristorante ridisegnata in una stile moderno dove ogni particolare è stato curato. La struttura offre ai suoi astanti varie proposte di eventi: festa di laurea, matrimonio, prima comunione, meeting e convention, incontri gastronomici, business lunch ecc.

Addio quindi agli alveari della città e via libera a una varietà infinita di situazioni: dal ristorante semplice e accogliente, alle suggestive grotte dell'ultima guerra.

Quindi per il tuo matrimonio da sogno non esitare a visitare l’Arcadia Restaurant Park. Lo staff altamente professionale coordinati dal maitre Giovanni Orlando realizza per il tuo giorno da ricordare ogni tuo desiderio con una variegata scelta di idee e proposte.

Dal 11 al 14 febbraio 2017 l’Arcadia è stato presente a Quarto Nuovo alle Wedding Week Io ti Sposo

 

 

WEDDING WEEK

Leggi tutto...

FONTE “Taccuini Storici”
Banchetti e Buffet della festa Barocca
Pierre Buffet, cuoco di Francesco I, diede il nome al mobile omonimo (credenza) usato per esporre o conservare oggetti e vivande. Nei ricchi banchetti dell’età barocca (‘600 e ‘700) era di tre tipologie diverse. Il principale quello da mostra, collocato nel punto centrale del convivio, offriva agli occhi degli ospiti lo spettacolo degli oggetti in argento, oro, e delle ceramiche preziose della famiglia nobile. Il secondo, buffet da bottiglierie, aveva la finalità di presentare tutti gli arredi per il servizio dell’acqua e del vino: coppe, bicchieri, boccali in metallo prezioso, caraffe, bottiglie ecc. Infine il terzo era quello di servizio, dove si appoggiavano le vivande fredde, i piatti e tutto ciò che serviva per il servizio a tavola. L’importanza e il valore di un buffet (credenza) era stabilito in base alla sua lunghezza, ampiezza e numero dei ripiani.
Nell’ambientazione interna o esterna del banchetto barocco, festa che aveva come protagonista il “cibo”, le credenze facevano parte dell’allestimento scenografico creato dagli “architetti dei banchetti” (lo erano anche artisti come il Bernini o il Fontana), e contribuivano a completare la messa in “scena” assieme ai convitati, alle persone addette al servizio, agli attori, danzatori e musici.
Con il passare del tempo, il termine buffet ha focalizzato il suo significato, indicando un pranzo in piedi, dove fin dall’inizio sono sistemati ad arte su un’ampia tavola: cibi, vini e bevande.

Il buffet si compone di tavoli sopra i quali sono sistemati cronologicamente diverse pietanze e bevande e dove la clientela, in piedi, può scegliere secondo il proprio gusto quelli che più gli piace, servendosi da sola, aiutata o meno dal personale di sala.
Nell’ambito di un buffet la disposizione dei tavoli è importante. Tenendo presente che per ogni 10 coperti è necessario un tavolo da buffet da 1,5 metri, qualora la manifestazione prevede l’afflusso di molti partecipanti sarà bene, al posto di un unico tavolo lunghissimo, predisporre diversi in vari punti della sala in modo che gli ospiti non siano obbligati ad accalcarsi in un solo punto.

Antonio Faracca

 

 

 

 

BUFFET

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...

Anche quest’anno l’Arcadia Restaurant Park partecipa al concorso promosso dal giornale Roma “A TAVOLA CON IL ROMA” Il mio ristorante preferito è……………………………….
Come si partecipa? E’ semplice compra il giornale Roma all’interno trovi un coupon ritaglialo prenota il tuo tavola all’ Arcadia Restaurant Park e degusta le varie prelibatezze culinarie e rilassati nell’ampio giardino dell’Eden Arcadia e vota il mio ristorante preferito: Arcadia Restaurant Park.
Vi aspettiamo.

 

CONCORSO ROMA